Please, enable JavaScript on your browser
thurium - escursioni punti di interesse attrazioni a corigliano calabro

 CAMPEGGIO VILLAGGIO THURIUM

CAMPEGGIO VILLAGGIO
THURIUM

Escursioni, punti di interesse e attrazioni vicini a CORIGLIANO CALABRO Francavilla Marittima San Demetrio Corone Paludi

ORIOLO

ORIOLO  Open
Loc. ORIOLO CS, ITALIA - BASILICATA  Navigatore
41 Km da THURIUM
Altitudine: 429 mt. s.l.m.  Area Cersosimo, San Giorgio Lucano, Rotondella
Oriolo (Ka'stron Ortzoulon, in greco bizantino) e' un comune italiano di 2.318 abitanti della provincia di Cosenza, in Calabria. Di origine remote, nacque come fortezza a difesa dei cittadini scappati dalle coste per rifugiarsi dalle continue incursioni dei saraceni. Arroccato su uno sperone a circa 500 metri d'altezza, conserva uno splendido borgo medievale intatto, con belle facciate di palazzi nobiliari, sulla strada principale che porta al castello aragonese. Fu feudo dapprima dei Sanseverino da Salerno, per poi passare nel XVI secolo, ai marchesi Pignone del Carretto. Fino al secondo dopoguerra il paese aveva una popolazione di circa 5000 abitanti, ed era il maggiore centro dell'Alto Jonio e punto di riferimento per i paesi dell'Arberia (albanesi) e del Pollino, ha visto quasi dimezzare la sua popolazione, che e' arrivata a circa 2600 abitanti. Si arriva ad Oriolo mediante la Strada statale 481 della Valle del Ferro, una larga e scorrevole superstrada di recente costruzione che collega Oriolo alla Costa Jonica in poco piu' di 10 minuti. Chi viene da Sud deve imboccarla ad Amendolara e proseguire per 22 km, chi viene da Nord (SS 653 Lauria-Policoro) deve invece all'altezza del Lago di Monte Cotugno imboccare la SS 92, che poi si congiunge prima di Cersosimo nella SS 481 che conduce ad Oriolo. Oriolo e' collegata via autobus di linea alla stazione ferroviaria Amendolara-Oriolo, da cui dista 25 km, mediante le autolinee SAJ con varie corse al giorno. Inoltre, e' collegata con Cersosimo sempre con le autolinee SAJ nei giorni feriali. Oriolo e' un'ottima base per escursioni nella valli circostanti (Val Sarmento,Valle del Sinni) e nella catena del Pollino (Gole del Raganello, Monte Pollino, Alessandria del Carretto) specie se si alloggia in uno dei numerosi agriturismi o in un BB. Il borgo antico sorge su uno sperone di arenaria cementata e massiccia. Domina la valle del Ferro, solcata dall'omonimo fiume, una volta noto come fiume Acalandro. L'Acalandro era il confine fra la Siritide e la Sibaritide. La Sibaritide si estendeva dal fiume Trionto all'Acalandro e la Siritide dall'Acalandro al fiume Aciris (Agri). In un testo del 1601 viene riportato: altre abitazioni nella parte orientale della provincia, cominciando dal fiume Siri infino al fiume Acalandro...sono queste, La Rocca Imperiale,...Riolo,... Boleto .

CARIATI

CARIATI  Open
Loc. CARIATI CS, ITALIA - CALABRIA  Navigatore
43 Km da THURIUM
  Area Caloveto, Cirò Marina, Melissa
Diverse sono le versioni sulle origini del nome della cittadina. Potrebbe derivare da caterina (o Carina), cioe' grazia, citta' bella e graziosa. In alternativa e' possibile che il nome derivi da un'originaria denominazione Cariatide Diana, legata ad una localita' sacra a Diana. Nel X secolo e' attestato il nome Korion, che deriverebbe dal greco Curuai (abitanti della greca Carie). Un'ultima ipotesi si collega al fatto che in origine Cariati era situato nella piana ove attualmente sorge la frazione di Santa Maria; poiche' era spesso oggetto di attacchi saraceni ad opera di Khayr al-Dn Barbarossa, gli abitanti furono costretti a spostarsi dalla marina all'attuale posizione: dal trasporto sui carri deriverebbe il nome di Carriati, da cui a sua volta deriverebbe il toponimo.Borgo sulla riva del mare, accessibile da piu' punti ma con l'attuale accesso principale costituito da Porta Pia. Il primo nucleo dell'attuale centro storico sorse come luogo strategico fortificato in eta' bizantina, fra il IX e il X secolo. La cinta muraria fu fortificata quando la cittadina era un feudo della famiglia Ruffo. La lunghezza completa del perimetro e' di circa un chilometro, inframmezzata da otto torri. Subito dopo l'ingresso principale di Porta Pia o Porta Nuova, si trova il Palazzo del Seminario, costruito nella prima meta' del Seicento. Dalla porta inizia il corso XX settembre, la via principale una volta via Duomo), lungo la quale sorge prima la cattedrale di San Michele Arcangelo e, subito dopo, il Palazzo vescovile, preceduto dalla piazza del Borgo (piazza Plebiscito), dove si trova la torre campanaria con un orologio, costruita nel 1904.

AREA ARCHEOLOGICA DI FRANCAVILLA MARITTIMA

AREA ARCHEOLOGICA DI FRANCAVILLA MARITTIMA  Open
Loc. FRANCAVILLA MARITTIMA CS, ITALIA - CALABRIA  Navigatore
18 Km da THURIUM
  Area Corigliano Calabro, Cersosimo, Oriolo
  Brochure PDF
Nel 1879, durante i lavori per la costruzione della strada statale SS 92, che doveva collegare la costa Ionica al Pollino, nel territorio di Francavilla emersero dei reperti che l'ispettore M.G. Gallo collego' con l'antica citta' di Lagaria.Successivamente negli anni trenta del novecento il dott. De Santis 'raccolse con amorevole cura cio' che i contadini del tempo gli portavano o gli segnalavano.Nel 1959 quando si costrui' l'acquedotto dell'Eiano nell'attraversamento del territorio di Francavilla ci furono grandi ritrovamenti che per lo piu' andarono dispersi.Solo dopo questo saccheggio di una ricchezza nascosta, ci fu una piccola attenzione al territorio di Francavilla, con brevi campagne di scavo, sempre redditizie, sotto la guida della famosa Archeologa campana Paola Zancani Montuoro. Questa piccola attenzione fu interrotta bruscamente nel 1969, quando divento' predominante il 'ritrovamento di Sibari'. Negli anni successivi furono condotte brevi campagne di scavo, non certamente con la continuita' necessaria allavalorizzazione di un sito unico nella sua specie, i cui risultati furono sempre ottimi. Questi piccoli interventi servirono quantomeno a fermare o arginare, il fenomeno dei cosiddetti 'Tombaroli', che in quegli anni fecero enorme fortuna vendendo i reperti saccheggiati, ai maggiori musei internazionali. All'inizio degli anni 90 del secolo scorso, con l'intervento straordinario della Legge 64/86 si attuo' il primo intervento progettuale in questa area. Il riconoscimento va alla Comunita' Montana Alto Ionio che punto' in quegli anni, alla valorizzazione dei beni culturali. Sono trascorsi altri anni, altri interventi furono effettuati per rendere visitabile e fruibile un'area fortificata, che si eleva maestosamente sulla pianura di Sibari, purtroppo, il Parco archeologico di Francavilla, ancora non e' aperto al pubblico. Certamente, autorita' della soprintendenza archeologica, studiosi, appassionati d'archeologia, professori universitari, studenti italiani e stranieri hanno studiato, scavato e pubblicato i loro studi, o le loro tesi di laurea, ricevendo soddisfazione dal loro impegno e dal loro lavoro.Altri come i tombaroli, si sono arricchiti prendendo a piene mani dall'immenso tesoro che si trovava nel sottosuolo francavillese. A Sibari veniva realizzato il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Il Ministero per i Beni e le attivita' Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici - Nell'Atlante Archeologico, consultabile su internet, cosi' descrive il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide: 'Il sito di Francavilla Marittima da cui proviene la quasi totalita' dei materiali conservati nel museo e' di fatto estremamente interessante in quanto uno dei piu' importanti insediamenti indigeni (enotri) precoloniali, dalla vita fiorente, con una ricca necropoli (loc. Macchiabate) che ha fornito un gran numero di oggetti di bronzo di ornamento personale indossati dai defunti, ed addirittura una coppa bronzea fenicia della prima meta' dell'VIII sec. a.C., testimone forse dei contatti tra quelle genti (o forse, pero', portata dai Greci). La brusca interruzione della vita nel villaggio (loc. Timpone della Motta) e la distruzione dello stesso intorno al 730 a.C. e' quanto induce a credere che l'arrivo dei coloni greci fondatori di Sibari abbia comportato la riduzione dei locali in stato di servitu'; e del resto rivelatrice in tal senso risulta l'edificazione di un tempio ad Atena sui resti del distrutto villaggio del Timpone della Motta. Tale santuario di Atena, tra l'altro, piu' della citta' arcaica, di cui per le note vicende non rimangono che poche tracce, e' di fatto il principale testimone sulla fase arcaica della presenza greca nella zona, ed ha restituito la maggior parte del materiale di tal epoca riconducibile a Sibari conservato nel Museo. Spiccano tra i materiali un ex-voto in terracotta del VII sec. a.C. raffigurante una figura femminile con veste riccamente ricamata su cui sono raffigurate scene mitologiche; frammenti di ceramica fina d'importazione da vari centri greci; numerosi vasi protocorinzi; bronzetti di guerriero e fanciulla; una lamina bronzea da affissione del VI sec. a.C. recante la dedica ex voto di un'edicola ad Atena da parte di Kleombrotos figlio di Dexilawos vincitore ad Olimpia, come recita il testo'

PARCO NAZIONALE DELLA SILA

PARCO NAZIONALE DELLA SILA  Open
Loc. CALOVETO - CALABRIA  Navigatore
29 Km da THURIUM
Altitudine: 198 mt. s.l.m.  Area Paludi, Cariati, Melissa
  Brochure PDF
Il Parco nazionale della Sila e' un parco nazionale, il terzo per ordine cronologico ad essere stato fondato in Calabria dopo ilParco nazionale del Pollino ed il Parco nazionale dell'Aspromonte

SALSICCIA DI CALABRIA DOP

SALSICCIA DI CALABRIA DOP  Open
Loc. SAN DEMETRIO CORONE CS, ITALIA - BASILICATA  Navigatore
20 Km da THURIUM
  Area Corigliano Calabro, Francavilla Marittima, Paludi
  Brochure PDF
L'origine della tradizione salumiera calabrese risale, probabilmente, all'epoca della colonizzazione greca delle coste ioniche e ai fasti della Magna Grecia. Le testimonianze storiche descrivono lavorazioni di carni suine fin dal secolo XVII. In tale epoca si colloca il primo riferimento scritto, inserito in un'opera intitolata Della Calabria Illustrata, dove si fa menzione di un ampio utilizzo della specifica tecnica di lavorazione della carne suina. In epoca piu' recente la produzione di insaccati in Calabria e' attestata da statistiche, pubblicate a seguito di censimenti dell'epoca di Gioacchino Murat, risalenti ai primi anni del XIX secolo. In tali documenti si evidenzia anche l'utilizzo di spezie e aromi derivati da piante locali per dare maggiore sapidita' alle carni. Il gusto particolare e intenso e' valorizzato dall'accostamento con vini rossi della tradizione locale, a elevata gradazione alcolica. La salsiccia, che entra a far parte di gustosissime ricette della gastronomia meridionale, puo' essere gustata anche da sola, servita come antipasto insieme ad altri salumi e formaggi tipici, abbinata al pane a lievitazione naturale

AREA ARCHEOLOGICA DI CASTIGLIONE DI PALUDI

AREA ARCHEOLOGICA DI CASTIGLIONE DI PALUDI  Open
Loc. PALUDI CS, ITALIA - CALABRIA  Navigatore
23 Km da THURIUM
Altitudine: 455 mt. s.l.m.  Area Caloveto, Cariati, Corigliano Calabro
Un disteso insediamento umano del IV a.C. riferito quasi certamente ad una citta' brettia, e' stato indagato sulla collina delimitata dai torrenti Coseria e Scarmaci, nell'area archeologica di Castiglione di Paludi. Sul pianoro antistante l'abitato, erano gia' state scavate 50 sepolture del IX a.C. corredate da armi, lance in ferro e bronzo, fibule, lamine decorate ed altri oggetti. L'area di Castiglione di Paludi potrebbe nascondere l'antica citta' enotra di Cossa, nei pressi della quale, piu' tardi, i brettii edificarono una loro citta'. Una citta' di Enotria, nota col nome di Cossa, compare in un frammento di Ecateo di Mileto del VI a.C. e piu' tardi Giulio Cesare nel De Bello Civili, menziona una citta' di nome Cossa nel territorio di Thourioi. Il nome dell'attuale torrente Coseria, nei pressi di Castiglione di Paludi, sembra costituire un ulteriore indizio per l'identificazione dell'antica citta' enotria di Cossa. Se l'area archeologica di Castiglione di Paludi conserva poche testimonianze dell'antica citta' di Cossa, della citta' brettia rimangono invece notevoli resti, primi tra tutti quelli delle mura, costruite in blocchi squadrati di arenaria disposti a secco, alcune scalette interne conducevano sugli spalti. Sul lato orientale era la porta fortificata, a corte rettangolare, difesa da due torri a pianta circolare alte due piani. All'interno, una strada collegava la porta principale al cosiddetto teatro, edificio a pianta semicircolare addossato a un pendio naturale, che poteva accogliere 200 persone circa. Piu' verisimilmente si tratta di un luogo per le riunioni dell'assemblea pubblica databile intorno al IV secolo a.C. Sempre all'interno della cinta muraria, oltre a una cisterna sono stati rinvenuti i resti di alcune abitazioni, distinguibili in due fasi per la tecnica costruttiva. Il ritrovamento all'esterno della porta di un deposito di terrecotte votive di tipo femminile, testimonia l'esistenza di un piccolo luogo di culto, forese attivo gia' con la citta' di Cossa. Tra i materiali rinvenuti tra gli scavi dell'area archeologica di Castiglione di Paludi, si segnalano per importanza un volto maschile in arenaria locale e alcuni modellini fittili di templi, e delle tegole siglete vereia che attestano l'attivita' di una istituzione pubblica deputata alla produzione in scala di laterizi

PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

PARCO NAZIONALE DEL POLLINO  Open
Loc. PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, ITALIA - BASILICATA  Navigatore
44 Km da THURIUM
  Area Papasidero, Cersosimo, Francavilla Marittima
Il Parco Nazionale del Pollino che si estende, con i suoi 192 mila ettari, tra il sud della Basilicata e il nord della Calabria e' l'area protetta piu' grande d'Italia. In esso e' inserito il gruppo montuoso del Pollino il piu' elevato dell'Appennino Meridionale. Il versante lucano del Parco e' suddiviso in quattro vallate principali: la Valle del Mercure, la Valle del Frido, la Valle del Sarmento e la Valle del Sinni. Appartengono al territorio calabrese la Valle del Raganello e la Valle del Coscile. Il Parco offre una moltitudine di paesaggi incantevoli, con grandi aree incontaminate e differenti a seconda dell'altitudine. Il Parco e' consigliato a chi ama il trekking e l'escursionismo, a chi ama il contatto diretto con la natura piu' incontaminata e selvaggia, a chi ama l'alpinismo e il rafting, agli amanti del torrentismo piu' estremo e a tutti coloro che hanno voglia di scoprire un territorio solitario e silenzioso rotto solo dal vento che si infrange tra le foglie degli alberi, o gustare sapori e sensazioni ormai dimenticate. Visitare il Parco Nazionale del Pollino e' un'esperienza unica che non dimenticherete. Ritroverete il piacere dell'abbraccio della natura selvaggia ed incontaminata, scoprirete la cultura antica della popolazione locale, gentile e discreta, il gusto dei sapori veri. Sulle cime dei monti volgendo lo sguado sia ad est l'orizzonte e' il mar Jonio, ad ovest il mar Tirreno. Il Parco Nazionale del Pollino e' uno scrigno che custodisce dei veri e propri tesori della biodiversita'. Sulle vette piu' alte potrete vedere il sia il Pino Loricato, che cresce solitario sulle pareti piu' impervie, sia in volo i rarissimi esemplari di aquila reale. Questo territorio si mostra ancora nel suo aspetto piu' integro e selvaggio offrendo una varieta' di paesaggi di straordinaria bellezza. Ogni vallata possiede peculiarita' ambientali, paesaggistiche ed antropiche specifiche permettendo di spaziare da distese fiumare pietrose ad alte vette coperte di neve anche nei periodi primaverili, attraversando nella quota collinare i campi agricoli coltivati. Il territorio del Parco e' punteggiato da 56 comuni, di cui 24 in Basilicata. Solo una piccola minoranza ha le dimensioni di una cittadina. I restanti sono piccoli comuni, veri e propri borghi di pietra arroccati sui monti, dove le case sono addossate le une alle altre, caratterizzati da piccole botteghe, dalla piazza che diventa luogo di incontro, dalle chiese e dalle tante cappelle che testimoniano la profonda religiosita' degli abitanti. Infine, spesso sono contrassegnati da un palazzo baronale o dai ruderi di un castello che sta a guardia, come un tempo, sulle fiumare o sulle valli da dove poteva arrivare il nemico. Questi tipici paesi sono abitati da contadini, pastori, artigiani e da minoranze etniche quali gli albanesi che hanno custodito gelosamente le loro tradizioni, la loro lingua e i loro costumi. Piu' in alto spettacolari vallate di alta quota, immense foresti verdeggianti di faggio, di castagno, di cerro coperti di muschio, di funghi, di erbe aromatiche e popolate dal lupo appenninico, dal capriolo, dall'aquila reale, dal gufo nero, dal corvo imperiale. Ancora piu' in alto nelle solitarie vette maestose trovano rifugio, oltre che nei Balcani, magnifici esemplari di Pino Loricato. Albero imponente ed elegante, di straordinaria bellezza, propaggine dell'ultima glaciazione deve il suo nome alla struttura della corteccia che ricorda vagamente le loriche, piastre metalliche delle antiche corazze romane. Dai profili contorti, a causa del peso della neve e dei forti venti a cui e' sottoposto, il Pino Loricato simbolo del Parco, puo' essere considerato per la sua rarita' quasi un 'monumento', anche dopo la morte il suo tronco perdendo la corteccia resta li' in piedi per anni a guardia del territorio circostante. Tra tutti questi luoghi nascono sorgenti di acqua limpida e pura che scende a valle a riempire le numerose gole di cui il Parco e' ricco quelle del Raganello, del Lao, i fiumi Frido, Peschiera, Argentino solo per citarne alcuni. Durante il loro tragitto verso valle, nel corso dei millenni, hanno colmato grandi pianure trasportando detriti, hanno modellato scolpendo le cime montuose o scavato ampie pianure e spettacolari gole. Le prime testimonianze di frequentazione dell'area del Pollino sono documentate nelle grotte di Latronico che hanno restituito reperti a partire dal Mesolitico fino all'eta' del Ferro. Altre testimonianze della presenza dell'uomo preistorico sono le eccezionali incisioni graffite sulla roccia nella Grotta del Romito, nei pressi di Papasidero in Calabria, raffiguranti il bos primigenius. Un'altra peculiarita' del territorio e quindi un'altra esperienza per i visitatori e' quella dei prodotti tipici del Pollino, resi autentici e genuini dal processo di lavorazione secondo antiche tradizioni, dal peperone di Senise, alla melanzana rossa di Rotonda, dal miele alle marmellate, dai salumi prodotti con carne di primissima scelta ai prodotti lattiero-caseari fatti con latte di pecore e capre allevate allo stato brado che si cibano delle erbe spontanee dei pascoli

PARCO ARCHEOLOGICO DI SIBARI

PARCO ARCHEOLOGICO DI SIBARI  Open
Loc. PARCO ARCHEOLOGICO DI SIBARI, STRADA STATALE IONICA KM, 24, CASSANO ALLO IONIO CS, ITALIA - CALABRIA  Navigatore
4 Km da THURIUM
  Area Francavilla Marittima, San Demetrio Corone, Paludi
Il sito archeologico di Sibari e' ubicato sulla costa Ionica della Calabria a breve distanza dalla foce del Fiume Crati. Questa parte del territorio calabro, nota topograficamente come sibaritide vide il sorgere, lo sviluppo e l'espansione e poi il declino della grande polis di Sibari ; qui furono impiantati, in epoche successive alla distruzione della citta' greca, sovrapponendosi in parte alle sue rovine, prima il centro ellenistico di Thurii e poi quello romano di Copia . Questa eccezionale stratificazione fa di Sibari uno dei siti piu' estesi ed importanti del Mediterraneo di eta' arcaica e classica. La vita del sito ha inizio nel 720 a.C. con la fondazione della colonia achea di Sibari; si interrompe nel 510 a.C. con la distruzione della citta' da parte dei crotonesi; ricomincia nel 444-443 a.C. con la fondazione della panellenica Thurii e si prolunga attraverso l'eta' romana con la deduzione della colonia latina di Copia nel 193 a.C. e la sua trasformazione in municipio romano nell'84 a.C.. In eta' imperiale, dal I al III secolo d.C., riprende con nuovo vigore ma a causa del crescente impaludamento del territorio inizia una lenta decadenza ed un graduale disuso attraverso il V-VI sec. d.C.; nel VII secolo il sito era ormai definitivamente abbandonato. A partire dalla fine dell'800, l'interesse per le vestigia ancora ignote e misteriose di Sibari e delle sue vicende, ha permesso in molti decenni d'indagini basate sulle sole indicazioni topografiche delle fonti storiche, di localizzare il sito e finalmente iniziare gli scavi negli anni '30. Le grandi campagne sistematiche degli anni '60 e quelle dei decenni successivi, hanno permesso di esplorare comunque solo una piccola parte della grande area di Sibari, portando in luce perlopiu' strutture riferibili al periodo romano della citta' di Copia. Le varie problematiche inerenti gli scavi - lo spessore degli strati alluvionali che ricoprono le strutture antiche, le fasi di sovrapposizione delle tre citta', la falda acquifera che aggrava ulteriormente le operazioni archeologiche - inducono ad un'accurata programmazione degli interventi archeologici. Non essendo al momento possibile intervenire su grandi aree come in passato, si mira attraverso puntuali scavi stratigrafici ad acquisire e chiarire alcuni dei principali aspetti del sito di Sibari-Thuri-Copia. A questo proposito gia' dagli anni '90 e' in corso un progetto di scavo archeologico che attraverso saggi mirati, gradualente porta a chiarire l'assetto topografico ed urbano delle tre citta'

PARCO NAZIONALE ALTA MURGIA

PARCO NAZIONALE ALTA MURGIA  Open
Loc. PARCO NAZIONALE ALTA MURGIA, VIA FIRENZE, 10, GRAVINA IN PUGLIA BA, ITALIA - PUGLIA  Navigatore
38 Km da THURIUM
  Area Oriolo, San Giorgio Lucano, Senise
Spazi infiniti e colori della natura dove immergersi e fermarsi Il territorio del Parco Nazionale dell'Alta Murgia e' stato plasmato nei millenni dalle forze dell'erosione. Il canyon di Gravina in Puglia, che scende verso Matera e il Bradano, segna il confine sud-occidentale dell'area protetta. Nei pressi di Altamura sono invece le impressionati doline carsiche del Pulicchio e del Pulo, che superano rispettivamente i 100 e i 70 metri di profondita'. Anche se il paesaggio del Parco e' stato modificato nei secoli dall'uomo, l'Alta Murgia conserva una fauna e una flora di grande interesse

Escursioni e attrazioni in CALABRIA vicino a CORIGLIANO CALABRO Francavilla Marittima San Demetrio Corone Paludi: 'ORIOLO'   'CARIATI'   'AREA ARCHEOLOGICA DI FRANCAVILLA MARITTIMA'   'PARCO NAZIONALE DELLA SILA'   'SALSICCIA DI CALABRIA DOP'   'AREA ARCHEOLOGICA DI CASTIGLIONE DI PALUDI'   'PARCO NAZIONALE DEL POLLINO'   'PARCO ARCHEOLOGICO DI SIBARI'   'PARCO NAZIONALE ALTA MURGIA'  

CALABRIA


Il nome originario della Calabria era Brutium derivato dal nome del suo popolo (i Bruzi) , mentre Calabria era denominata la penisola del Salento in Puglia. E' dalla Calabria invece che deriva il nome di tutta la penisola, in quanto Italia prende il nome dal suo re Italo. La Calabria è la punta dello Stivale, l'estremo sud dell'Italia. Lambita dalle splendide acque del mar Ionio e del mar Tirreno è separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. Il clima accogliente, gli splendidi colori del mare, le coste rocciose alternate a litorali sabbiosi, la sua natura selvaggia e misteriosa, i sapori intensi e genuini della cucina locale e le testimonianze delle sue antiche origini rendono la Calabria un posto unico, da ammirare sia d'inverno che d'estate. Ogni desiderio potrà essere esaudito. Chi ama la natura, i suoi profumi, i suoi misteri potrà addentrarsi nell'entroterra calabrese, scoprendo un paesaggio puro e incontaminato, dove immense distese di verde sono interrotte dal blu di laghi e cascate. Chi, invece, vuole abbronzarsi sotto i caldi raggi del sole o immergersi in un mare cristallino, potrà scegliere fra le tante graziose località che costellano le lunghe coste tirreniche e ioniche. E per coloro che vogliono conoscere il passato di questa terra, culla della Magna Grecia e terra di antichi insediamenti, la Calabria offre un'ampia scelta fra chiese e monasteri, castelli e palazzi, borghi e luoghi dove sopravvivono usi e tradizioni secolari.

Da Vedere: La città di Tropea situata nella cosiddetta costa degli Dei e conosciuta per le sue bellezze come la perla del Tirreno. La leggenda narra che il fondatore sia stato Ercole che ne fece uno dei suoi porti. Oltre alla meravigliosa spiaggia la città offre meraviglie architettoniche come la Chiesa di Santa Maria dell'Isola , un santuario benedettino sull'isolotto scoglio e le varie chiese e palazzi del centro storico. Il Parco Nazionale della Calabria che comprende gran parte della Sila dove si possono trovare arbusti sempreverdi come erica, mirto, rosmarino, alloro e lentisco e dal punto di vista faunistico: daini, cinghiali. Lupi, gatti selvatici ed alcune specie di aquile reali. Il Parco Nazionale del Pollino che è la zona d'Italia con l'area protetta più vasta. Santuario della Madonna della Grotta a Praia a Mare in provincia di Cosenza : Edificio incastonato nelle rocce del monte Vinciolo Il Castello aragonese del 1490 e il Santuario di S.Maria del Castello del sec. XI a Castrovillari. Il Santuario è stato ristrutturato nel &700 e conserva al suo interno opere di grande valore come le tavole di Pietro Neuroni del 1552. Gli scavi di Sibari che hanno portato alla luce resti di abitazioni della città greca del sec. VII a.C che era famosa per le sue miniere d'argento.

Gastronomia e Vini: La gastronomia calabrese è semplice ma dai sapori forti e decisi e elaborata nella preparazione. I prodotti tipici sono: la cipolla rossa di Tropea, &Nduja di Spilinga, il peperoncino rosso e il Pecorino del Poro. Sono inoltre famosi gli insaccati, primo fra tutti la soppressata. La pasta che viene preparata in casa è condita per lo più con sughi a base di pomodoro con carni di manzo, maiale, agnello e vitello e insaporita con peperoncino. Le carni vengono principalmente cotte al sugo o in arrosto. Una specialità è il capretto con le patate arrosto accompagnato da carciofi o piselli in base alla stagione. Gli ortaggi più usati sono le melanzane e i peperoni che vengono mangiati ripiene oppure conservateisott'olio. Nella calabria montana si fa largo uso dei funghi soprattutto porcini, metre sulla costa si possono gustare piatti a base di pesce, fra cui è molto usato il tonno. Fra le moltissime varietà di dolci, il più tipico e senza dubbio il più caratteristico è il cozzùpa fatta con la pasta della ciambella ed assume sempre forme umane, di animali, di cestino o di cuore. Il vino regionale tipico è il Cirò Rosso D.O.C, un vino secco e corposo il cui vitigno di base è il Gaglioppo.